UNO STRUMENTO MUSICALE FRA DUE DITA….

 

Che strano titolo… quale mai sarà uno strumento musicale così piccolo ( ma così importante) da stare fra due dita…

Sto parlando del Plettro: un signor strumento musicale con una sua importanza e una sua dignità.

Per molti, anzi quasi per tutti, è soltanto un triangolino di plastica, nulla di più di un accessorio da 50 centesimi (quando costa caro), che si perde regolarmente , che si sceglie per  il colore in una vaschetta stracolma di suoi simili, snobbato dai chitarristi classici convinti di possederne quattro dotati dalla natura…

Nulla di più sbagliato nel concetto e nell’approccio: è in realtà  uno strumento indispensabile per produrre, quando lo si usa, IL suono e non UN suono qualunque, sia che esso pizzichi (o percuota, o gratti per molti) corde di metallo, o nylon o più specificatamente Jazz.

Fin quando non li si conoscono, come accade per tante cose,  si snobbano… poi un giorno per caso ne incontri uno particolare, ti incuriosisci e scopri un mondo e magari realizzi che il suono non ti usciva come volevi perché non avevi mai fatto caso a quanta importanza avesse il plettro …quel plettro.

Vediamolo insieme questo mondo assai variegato di forme, materiali, colori, spessori, ecc.

E’ difficile ovviamente, se non impossibile, catalogare tutte le tipologie di plettri esistenti sul mercato, ma cerchiamo di definire almeno i contorni più importanti di questo mondo vastissimo.

Andiamo con ordine e tralasciando i fattori meramente estetici vediamo quali caratteristiche possono diversificare un plettro da un altro, sia nella resa che nella suonabilità:

MATERIALESPESSOREGRANDEZZAFORMA (come proprietà intrinseche)

MODO DI IMPUGNARLO (proprietà dell’utilizzatore)

MATERIALE

Il primo punto, relativo al MATERIALE usato, è probabilmente il più importante per quanto riguarda il suono prodotto. Come già accennato, esiste veramente una grande quantità di materiali con cui oggigiorno un plettro viene fabbricato. I plettri più diffusi sono fabbricati con materiali plastici come celluloide, nylon, poliacetato e policarbonato; oltre a questi, io ho preso in considerazione plettri in carbon nylon (che non considero equivalenti ai plettri in plastica), metallo (alluminio ma anche argento e…. perfino oro), tortex (o delrin), pietre,  e ovviamente legno.

Partiamo dunque coll’esaminare i plettri di plastica, che tendono a non diversificarsi troppo tra loro, offrendo soluzioni all’udito tutto sommato abbastanza simili. I più equilibrati a livello sonoro sono sicuramente quelli in celluloide, che costituisce il materiale più antico e diffuso con cui i plettri vengono tuttora fabbricati

Comunissimi anche i plettri in nylon, che offrono un attacco morbido e caldo, con un suono che tende ad esaltare un poco gli acuti, rendendoli adatti per ritmiche funky, pop e per la chitarra acustica. Questo è il secondo materiale con cui la maggior parte dei plettro sono fatti. Ricalcano un po’  il suono vintage e accentuano  i suoni medio/bassi. E' un materiale molto fragile

Di concezione un po’ più moderna sono invece i plettri in poliacetato (ne sono un esempio i signature di Steve Vai prodotti da Ibanez).

Per finire con i materiali plastici, abbiamo i plettri in policarbonato, come i Big Stubby prodotti da Jim Dunlop; queste tipologie di plettri offrono un attacco ben definito ma insolitamente leggero, data forma e spessore, e sono adatti, con tutta probabilità, ad utilizzi un po’ più particolari.

Per esempio io uso specificatamente per il jazz (quando non mi dedico a quelli di legno o al Delrin, ma ne parleremo dopo)  i Dunlop 208, dallo spessore generoso (circa 2,5 mm) e una punta ben definita. A titolo esemplificativo vi mostro come si differenziano per la forma della punta e le dimensioni quelli della stessa serie. Praticamente dalla mia esperienza sono plettri inerti, non fanno sentire quel rumore “plasticoso” che invece i plettri sottili e morbidi producono al contatto con la corda… Per certi versi quelli più simili all’unghia umana…

 

Passando ad altri materiali, i plettri in carbon nylon si fanno apprezzare per l’ottima presa e sono l’ideale via di mezzo tra i plettri in nylon e plettri più duri e spigolosi come quelli in alluminio; mantengono infatti una certa morbidezza, se paragonati a plettri della stessa durezza, ma hanno un attacco più duro, ben definito e una presenza ancor maggiore sugli acuti rispetto al nylon tradizionale.

Il Tortex/Delrin è invece un materiale sintetico (Polyoxymetilene o PDM) che nelle intenzioni vorrebbe replicare le caratteristiche di un guscio di tartaruga naturale e condivide col carbon nylon un ottimo grip; rispetto a quest’ultimo è però meno ricco di acuti e suona ancor più duro. Ha un attacco molto definito. Tortex è il nome con cui questa sostanza viene commercializzata da Dunlop mentre Delrin nasce come brand di Dupont… cambia leggermente il trattamento della superficie.

Ha una peculiarità: è praticamente non usurabile… a differenza di altri materiali i plettri in Delrin/Tortex rischiano di sopravvivere al chitarrista J. E’ il materiale praticamente esclusivo utilizzato per la tecnica Manouche in cui è prevalente la poderosità dell’attacco e la resistenza alla corda.

I plettri in alluminio e altri metalli  sono probabilmente i più particolari di questa breve lista; si diversificano molto dagli altri, ovviamente per la durezza, poi per le qualità sonore che presentano (sono molto spigolosi e ricchissimi di acuti); producono un elevato pick noise – che può sporcare il suono ma li può rendere estremamente piacevoli e utili per certi usi – e producono uno degli attacchi più pesanti che si possano immaginare.

Per finire, i plettri in legno presentano solitamente un suono abbastanza equilibrato, ma variano molto in funzione del tipo di legno usato e del tipo di fabbricazione, ma ne parlerò più compiutamente in un capitolo a loro dedicato.

Ci sono anche altri materiali inusuali: Pietre dure, monete (avete letto bene), ceramica,

SPESSORE

Per quanto riguarda lo SPESSORE, abbiamo a che fare con cinque diverse categorie: thin (0,45-0,69 mm), medium (0,70-0,84 mm), heavy (0,85-1,20 mm) e più raramente i due estremi (extra thin ed extra heavy). C’è da tenere presente che stiamo parlando di una caratteristica molto importante perché lo spessore, esattamente come il materiale, influisce sia sul suono che sulla suonabilità.

Il discorso, in questo caso, è molto semplice: più il plettro è sottile e più il suono tenderà ad essere rotondo e morbido, in una parola più dolce, mentre più il plettro è duro e più sarà facile ottenere dei suoni pesanti, granitici e con un attacco più definito.

La suonabilità procede di pari passo con i suoni ottenuti: plettri più morbidi saranno più malleabili e gestibili in situazioni dove siano necessari accompagnamenti acustici, pop o funk, e plettri più duri saranno l’ideale per soli e ritmiche rock. Per molti lo spessore agisce sulla propria capacità di essere veloci.

GRANDEZZAFORMA

Passando all’ultima caratteristica, possiamo rilevare che questa influisce quasi esclusivamente sulla suonabilità: le eventuali modifiche al suono dovute a GRANDEZZA e FORMA, infatti (eccettuati i casi in cui la superficie di incidenza con le corde sia diversa dalla classica forma a punta – ad esempio se si usa un plettro molto smussato o una moneta), sono da imputare alla diversa impugnatura ed al diverso uso della punta. Plettri più grandi, che possono permetterci di lasciare a contatto con le corde una dose maggiore di punta, saranno l’ideale per gli accompagnamenti mentre, ancora una volta, meno punta significherà una maggiore capacità di definire l’attacco, ridurre l’escursione e raggiungere una maggior precisione in fase solista.

E’ importante ricordare anche il ruolo del GRIP (letteralmente ‘impugnatura’). Non si tratta di una vera e propria caratteristica come le sopracitate, ma è fondamentale per quanto concerne la suonabilità: certamente non ci potremmo permettere un plettro che ci gira fra le dita o peggio ancora scappa via cadendo a terra,

Ci sono ancora altri tipi di plettri  molto curiosi per forma e uso per cui sono concepiti:

Thumbpick: si tratta di un plettro ‘a pollice’, che viene letteralmente infilato sul proprio dito come un anello, in modo da risparmiare l’impugnatura a due dita. Per cosa viene usato? Principalmente per alcuni accompagnamenti blues e country; specialmente in quest’ultimo stile, è fondamentale alternare plettro e dita perché il basso ha bisogno di un suono molto secco, palmato e definito (a differenza di quel che accade ad esempio in un walking bass jazz, dove il suono del basso dev’essere molto più tondo, e dove non viene usato il plettro), e normalmente come basso per la chitarra acustica.

Per alcune chitarre (le steel guitar ad esempio) esistono modelli anche per le altre dita

 

 

 

MODO DI IMPUGNARLO (proprietà dell’utilizzatore)


Non tutti impugnano il plettro allo stesso modo. La posizione più naturale (forse, perché la “naturalità” è una proprietà ovviamente soggettiva) sarebbe quelle di tenerlo fra indice e pollice in perpendicolare con la linea del pollice. In questo modo la mano scorre parallelamente con le corde e il plettro pizzica con il movimento del polso.

Ma c’è anche chi lo tiene fra pollice e medio (come Eddie Van Hallen, o Paul Gilbert)…. lasciandosi libero l’indice per il tapping

C’è chi lo tiene con tre dita come Carlos Santana: che usa plettri macroscopici come questo. Un triangolone equilatero  di circa 3 cm per lato. (foto del vero plettro di Carlos recuperato in un concerto a Taormina)

O Pat Metheny che usa un plettro di plastica “fetente” dico io (ne consuma migliaia) tenendolo con tre dita in una posizione impossibile a mo’ di prolungamento della mano con il polso piegato verso le corde (assolutamente innaturale e scomodo per chiunque… ma lui è Pat Metheny e i fatti sembrano dargli comunque ragione) : la sua posizione è addirittura oggetto di studio e viene soprannominata “posizione del cigno” (perché la mano assume proprio la forma della testa di un cigno). Sembra che in questo modo lui abbia la massima sensibilità nel tocco (peraltro non suona con la punta del plettro ma con la parte arrotondata)

A proposito, questo (proprio questo) è il plettro da lui usato (e sputato perché non riuscì ad afferrarlo a volo con le dita) nel famoso concerto in cui riuscii a conquistarlo fra un migliaio di pretendenti. Peraltro poiché lui ne consuma chissà quanti ad ogni concerto usa un portaplettri a molla incollato (spero con del biadesivo) sulla fascia superiore dell’archtop

C’è chi usa monete: Brian May utilizza una moneta da sei Pence (non più di corso corrente) dal lato zigrinato per ottenere un attacco molto presente e stridulo mentre Billy Gibbons (ZZ TOP) usa un peso messicano.

Come vedete ce n’è per tutti i gusti… ognuno prende l’abitudine con un suo plettro  e raramente lo abbandona.

Ma veniamo adesso al Legno: questi per me sono veri e propri strumenti musicali perché ogni legno conferisce a parità di forma e di spessore un certo tipo di suono. E’ ovvio che sono plettri spessi e duri, che devono essere ben fatti per garantire una presa sicura e la punta ha un ruolo fondamentale nella costruzione del suono. Normalmente hanno una loro voce in capitolo per il Jazz (oltre ad essere un modo grazioso per conoscere i legni con cui costruiscono le nostre chitarre).

Questa qui giù è una piccola panoramica di alcuni dei plettri che fanno parte della mia collezione

 

A partire dall’alto a sinistra:

Guaiaco (lignum vitae), Cocobolo, Ebano Macassar, Noce di Cocco,

Acero occhiolinato, Makorè, Mpingo (blackwood), Ovangkol,

Wenge, Pau ferro,  Bubinga, Olivo,

Spada del pesce spada (J ), Noce, Corno di Bue, Padouk.

Questi sono piuttosto piccoli (sono lunghi intorno ai 25mm) e dall’impugnatura esce un pizzico di punta. Permettono un gran controllo dell’attacco e della velocità con uno spessore fra 2,5 e 3 mm

Molto bello è lo Zebrano   Questo già appartenente ad una seria più lunga e larga ed uno spessore certificato della punta di 3mm.

Ma non mancano nella mia collezione l’ebano, il palissandro (sia indiano che brasiliano), il mogano, lo Snakewood (legno di serpente, bellissimo, lo stesso legno che ricopre le meccaniche di Zagara), il Purple Heart, il Koa (legno che amo nella mia Bambulì), lo Ziricote, l’Osso, ecc. ma anche Opale, Agata e altre pietre… insomma quanto basta per  soddisfare la mia totale follia

Eccone uno scorcio fra quelli in legno…

 

Ma anche fra i (quasi) normali

 

La collezione continua anche con plettri negli altri materiali che in qualche modo per forma, colore o disegno hanno una loro storia (sono tanti…come una collezione di francobolli)

 Appresso una breve descrizione delle essenze e del loro “effetto”, riprese dal sito di uno dei miei “fornitori”: Pedro, un simpatico e disponibilissimo architetto brasiliano che vive a Roma e che costruisce ogni plettro rigorosamente a mano. Giusto in questi giorni me ne ha realizzati 4 in Delrin (di varie forme e spessore di 4mm – ricordate che quelli in vendita sono da 0,5?) da utilizzare per sfogare la mia voglia di Manouche…


MAKORÈ – legno color mattone quasi senza venature, molto duro, timbro deciso e potente

PADOUK - legno rosso acceso molto bello, timbro soave

ACERO OCCHIOLINATO* – colore chiaro, suono molto melodioso e dolce

ACERO FIAMMATO - più giallo dell'acero occhiolinato, timbro dolcissimo
 
PALISSANDRO INDIANO – legno marrone violaceo usato spesso nelle tastiere delle chitarre, timbro leggermente scuro e frusciante

EBANO MACASSAR – legno rossastro o marrone con striature scure, durissimo, sonorità "legnosa" a causa dei pori larghi

OVANGKOL – legno color tabacco con sfumature dorate, timbro aperto e squillante sugli acuti

COCCO  – fatto col guscio della noce di cocco matura, belle e sorprendenti venature, timbro dolce e medioso, veloce sulle corde dato il carattere solido e levigato del materiale

GUAIACO (LIGNUM VITAE) - il legno più duro esistente in natura. colore chiaro giallognolo ma con ampie chiazze scure (quindi il plettro può essere chiaro o scuro). timbro potente, tendenzialmente secco

COCOBOLO - legno scuro venato di nero, molto bello e levigato. bel timbro scuro e deciso

OLIVO - legno color sabbia con belle venature miele/marrone, timbro dolce

EBANO - legno durissimo e molto levigato, timbro secco, cupo sulle basse e squillante sulle alte

PERO - bel legno color miele senza venature, tono chiaro e preciso

NOCE NERO - legno europeo dal color caffelatte con venature nere. timbro soave molto piacevole

BUBINGA - legno color marrone rossastro con piccole venature marroni, tono dolce e chiaro

CORNO – timbro molto dolce, scivoloso sulle corde ma non sulle dita. Paragonabile al “mitico” guscio di tartaruga, timbro dolce ma con "clic"

DELRIN – resina acetalica svillupata dalla Dupont con caratteristiche uniche. Molto scivoloso sulle corde, super resistente all’abrasione, ha un timbro dolce molto particolare con attacco.

 

Quali uso regolarmente io? Per tutti i giorni…, Il Dunlop 208 insieme al 207 quando voglio un attacco molto dolce (ricordiamo che i plettri di “liuteria” hanno un costo abbastanza importante) e poi l’ebano e l’acero per il jazz dal vivo (come il vestito buono della domenica). Adesso  mi approccio al delrin per i miei prossimi studi Manouche con il quale per la sua scorrevolezza e il notevole spessore mi devo abituare.

Una curiosità: da quando 10 anni fa mi hanno regalato un portaplettro in pelle (costa all’incirca 5 euro e poi me ne sono regalati io altri 2) non ho più perso un solo plettro…. forse dovrei segnalarmi da solo al Guinnes dei primati Sorridente

 

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