E finalmente arrivò il giorno....

Finite le solid bodies era giunto il tempo di puntare allo scopo inzialmente prefissato: l'archtop.

Ma questo modello di chitarra non si improvvisa. Una cosa è costruire delle solid bodies, per quanto bravi si sia, altra cosa è costruire una chitarra così difficile.

Lì siamo nella vera liuteria. Sia il top che il fondo si scavano a mano, gli spessori non si improvvisano, le incatenature incidono profondamente sul suono finale... insomma ci vuole scienza e coscienza: e allora a scuola!!

Per prima cosa importare dagli USA la bibbia di chi si vuole cimentare: "making an archtop guitar" by Robert Benedetto. Praticamente il manuale scritto dal più grande liutaio di archtop vivente. Poi un libro sull'arte del "tapping"... riconoscere le potenzialità sonore del legno battendoci sopra...

A Maurizio la fatica dello studio, a me l'incombenza di finanziare il progetto, progettare i dettagli e soprattutto dare tempo e richiedere in cambio la perfezione. Non una goccia di stucco sarebbe stata ammessa, a costo di ricomprare le tavole all'infinito.

Il risultato lo vedete dalle foto, il suono lo sentite dalla demo incisa da me (due registrazioni sovrapposte) per divertimento a Natale per fare gli auguri agli amici.

Un breve cenno sui materiali e il resto alle immagini. Acero fiammato per il fondo, Abete val di Fiemme per il top, manico in acero 5 pezzi (stavolta due inframezzi in ebano), tastiera in ebano, segnatasti riprogettati ad uno ad uno per l'occasione, meccaniche Grover Imperial, pickup sospeso Benedetto, radica a copertura della paletta e del battipenna progettato per l'occasione. Nuovo logo sulla paletta (un CA in negativo riportato in positivo sull'ebano dell'attaccacorde).... e nel 2005 prende la luce.

 

   

 

 

 

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