Manou

…..Una zingara di lusso

Una passione non si coltiva possedendo, ma facendosi possedere… Quando capisci questo semplice concetto scatta irrefrenabile la voglia di capire, conoscere, studiare, curare… fare proprio ogni particolare. E’ arrivata Manou’, questo il nome della bella zingarella, che solo fino a pochi giorni fa non sapeva di star per diventare l’ennesima compagna di un anz… maturo corteggiatore  di belle tutte curve, fatte di legno, ma sensuali in ogni loro parte.

Eccola  nella sue interezza

 Veniamo al dunque. Manou’ è una splendida chitarra Manouche, assolutamente acustica, assolutamente artigianale, uscita dalle mani del liutaio Luigi Bariselli in agosto 2008, che, dopo essere passata nelle mani di altri proprietari che l’hanno certamente trattata con grande rispetto, è arrivata a me per fermarsi, come tutte le sue sorelle che sanno di avere un posto speciale  in casa mia. Dunque la mia nuova bambina è una Luigi Bariselli, liutaio in Milano.  Perché una Bariselli? Mi sono fatto un giro in rete  prima di decidermi, ho letto molto delle Maccaferri che chiaramente non esistono più e tutto quello che gira è soltanto una copia più o meno riuscita di quel progetto originale. Nella struttura fondamentale una chitarra Manouche ha un top in legno massello e fondo e fasce in laminato di varie essenze (palissandro, pioppo, ecc.) La stratificazione del fondo è importante e forse la fase più difficile della costruzione, perché più che riflettere deve “stoppare” il suono per dare quella particolare sonorità delle chitarre gipsy. Se ci avete fatto caso una manouche è nel timbro più vicina a un Banjo che ad un’acustica normale, deve sapere di swing, non di country…. Anche il top non è un normale piano armonico fondamentalmente flat, e non è neanche un archtop con la forma di un violino di generose dimensioni. Sembra da questo punto di vista più il top di un mandolino che di una chitarra, piegato nel mezzo all’altezza del ponte, con un ponte che deve distribuire il suono sulla maggior superficie possibile per far vibrare la tavola armonica e dare una voce così potente da poter essere sentita in mezzo a strumenti di presunto maggior volume. Anche la buca contribuisce in qualche modo, anche se non in modo preponderante, alla costruzione di questo particolare suono. D-hole, una bocca larga, quasi a ricordare quella della Verità, di romana memoria, da cui secondo la leggenda uscivano gli oracoli, o Petite bouche, un bocca ristretta ovale perpendicolare alla tastiera. Secondo alcuni la D-hole è più portata all’accompagnamento (anche questo fondamentale nell’orchestrazione di un brano in pieno stile manouche) e la Petite Bouche al solista per via di una maggior proiezione, ma altri dicono che sono solo supposizioni. E infatti troviamo chitarristi che usano entrambe per entrambe le funzioni.  Rispetto al progetto di Maccaferri (autore di moltissime innovazioni nella costruzione delle chitarre acustiche e ovviamente di questo suo particolare progetto) è stata abbandonata la doppia cassa di risonanza. Mille particolari che fanno di una chitarra manouche una chitarra particolare, che deve avere un suono particolare e una suonabilità particolare. E Bariselli? Lui si cimentò in questo campo più per curiosità che per vocazione.. ma evidentemente i suoi lavori avevano già un’anima gipsy nonostante le ovvie imperfezioni di un approccio da zero…. E un giorno a Sarzana fu avvicinato da un signore che aveva ammirato quelle chitarre, non proprio perfette, ma dal suono assai simile agli intenti: un certo sig. Maccaferri di Cento, nipote di quel Mario… che gli diede i progetti originali dello zio. Riuscire bene a questo punto era diventato un obbligo e le Bariselli hanno trovato un posto nella liuteria italiana dedicata.

Veniamo alla mia Manou’

Come le vere chitarre manouche ha un bel Top arcuato  in abete di Val di Fiemme ma… al contrario di quelle industriali in cui esso è piegato caldo, questo è scavata a mano, nella migliore tradizione di archtop, a cui principalmente Bariselli si dedica.

Ho misurato lo spessore delle fasce ai lati e all’altezza del ponte… quasi 10mm che da vicino sono proprio evidenti… Fasce e fondo sono in un bellissimo laminato di Palissandro indiano, il ponte in ebano, lungo a moustaches nella piena tradizione manouche, ma in dotazione anche un secondo più corto (e più basso, per un’ action eventualmente ancora più morbida di quanto non lo sia attualmente : 3,2mm al 12° tasto della VI corda). Tastiera in Ebano 24 tasti, Nut da 46 mm al capotasto, presenza del tasto 0, diapason 660. Un manico in mogano veramente sottile (ad una misurazione approssimativa siamo sui 20 mm). La buca visibile in alto, diametro da 73 x 56 mm, con 24 filetti.

La cordiera è uno splendore, interamente fatta a mano, per evitare le torsioni che affliggono di solito le produzioni industriali e con incise le iniziali del liutaio. Una piramide in palissandro intarsiata con una barra di madreperla impreziosisce ulteriormente il tail-piece come anche una striscia di pelle “coccodrillata” (si può dire?)

Una voce potente e assolutamente gipsy, nonostante una muta di corde che non avrei montato  in una chitarra elettrica da rock: 10-45. Le corde per Manouche però non sono normali corde, anch’esse sono progettate per quel suono, con una terza rivestita.

Per adesso monta delle Savarez Argentine, ma sono già in viaggio delle Philippe Bosset di pari scalatura. E un’ultima panoramica sulle immagini prima di avere il tempo di studiarla per benino, perché il jazz Manouche ha le sue regole e vanno rispettate.                                      

 

 

Come vedete bellissimi filetti impreziosiscono ogni particolare di questa bellissima zingara, adesso altra compagna dei miei sogni che non finiranno mai.

 

 

 

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