Viveva una volta alle pendici dell'Etna una bellissima Ninfa... di cui era innamorato e corrisposto un pastorello. Purtroppo per loro c'era, come sempre, un terzo incomodo: un ciclope chiamato Polifemo (sempre lui...) che si era invaghito della bellissima Ninfa. Un giorno sorprese i due amanti intenti a baciarsi e com'era suo costume (non doveva essere dotato di grande fantasia) scagliò un masso sul pastorello uccidendolo all'istante. La Ninfa sconvolta supplicò gli dei di fare qualcosa per eternare il loro amore. Fu accontentata e il sangue del pastorello diventò una sorgente e lui stesso un fiume che si unì con lei Ninfa del mare....
Lei si chiamava Galatea e lui Aci.
Da qui moltissimi paesini del circondario Jonico del catanese si chiamano con il suffisso Aci (Acireale, Acitrezza, Acicastello, Aciplatani, Acibonaccorsi, Acicatena, ecc....)
Questo il mito….


A metà di un’estate afosa, mentre mi godevo Bambulì , ammirato dalle chitarre di Savastani realizzate in quel legno che mi piaceva tanto (l’acero) mi venne in mente che non avevo una “mia” chitarra classica elettrificata e immediatamente il desiderio cominciò a montare irrefrenabile.
L’idea nacque decisa:
Galatea, che in greco ( Γαλάτεια - gala'theia) significa proprio "Bianca come il latte", massima espressione di candore. Galatea che peraltro era una delle Nereidi, ninfa oceanica (e quindi espressione del mare... ) bellissima e che abitava ... di fronte al Vulcano… era questo il nome della mia futura chitarra che di quelle caratteristiche doveva avere tutti i tratti….

Cominciò così la nuova avventura col mio amico Giuseppe Riccobono (liutaio in Verona), che contemporaneamente, come se insieme avessimo avuto la medesima intuizione, covava la voglia di cimentarsi in una chitarra dalle corde in Nylon.
Avviammo così la sequenza di mail, telefonate e scambi di idee per far nascere qualcosa che non fosse copia di niente… Non una Torres, una Hauser, una Taylor… no. Un prototipo, una numero 0, che fosse sinuosa, bianca, bella, particolare e costituisse la prima di una generazione di chitarre "classiche" nella produzione di questo particolare liutaio che unisce oltre alla maestria, anche un grandissimo gusto, una notevole abilità pittorica e capacità di chitarrista jazz. Il progetto non c’era e quindi il tempo è passato in prove, idee, verifiche e studi da parte di Giuseppe che ha dovuto tenere a freno la mia impazienza per realizzare quella che vi presento…

Le caratteristiche:
Fasce e fondo in acero fiammato di una bellezza non descrivibile
Tavola in Abete Fiemme (spessori medi inferiori ai 2mm, sorretta da un 'incatenatura stile "lattice")
Manico in Cedrela in un unico pezzo (non c’è giunzione fra il tacco e il resto…) rinforzato internamente da due barre in carbonio che ne mantengono la leggerezza senza dover ricorrere ad inframezzi o a truss rod
La spalla mancante…Semi cutaway per mantenere il massimo volume d’aria all’interno…
Finiture, binding, Armrest nativo in Koa
Tastiera in ebano
Ponte in palissandro con coperture in madreperla Bianca/gialla inframezzata da filetti in ebano
Meccaniche Gotoh con chiavette Ivory
Elettrificazione Schatten (pickup incollato al centro della tavola e controlli interni alla buca)
Buca decentrata per consentire il massimo di vibrazione alla TA... e per finire gli immancabili gabbiani al 12° tasto e... due aperture a forma di gabbiano sulla fascia superiore che permettono al chitarrista di ascoltarsi con maggior profondità di quanto avviene usualmente...
Nel progetto ho anche immaginato la presenza di un microfono DPA a completare il già ottimo Schatten...
Ecco la numero 0, vera espressione di design e funzionalità

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