Una vita nella musica, un sogno da cui non mi sono mai svegliato….

Sono nato e vissuto all'ombra del Vulcano in una città unica che in un pendio mai interrotto porta dall'acqua di uno splendido mare blu al fuoco dell'Etna. Correva lontanissimo il  1968 e da qualche anno facevo parte di una squadra di nuotatori “agonistici” (senza aver mai brillato in verità e con non molta passione). Ogni giorno in estate e tre volte la settimana in inverno un pulmino ci raccoglieva per le strade della città e ci portava nella lontanissima piscina comunale. Quel 1968, in estate, l’autista si dotò di un mangiadischi: il progenitore del  lettore cd che riproduceva all’infinito un 45 giri a meno di non forzarne l’espulsione meccanica. Un solo disco, ripetuto per tutto il viaggio, “The love is blue”, famosissimo brano suonato da Santo & Johnny.  Una steel guitar (la chitarra hawayana) facilmente scambiata per chitarra elettrica. Fu un amore a… primo ascolto. Una voglia di chitarra mi assalì senza mai più abbandonarmi.  Chiesi a mio padre una chitarra senza ricevere alcuna risposta. Qualche settimana dopo ne  arrivò a casa una di liuteria (molto modesta ovviamente, ricordo che costò 6000 lire, a corde di metallo). Cominciai a esplorare da solo quel mondo senza mai staccarmi… alla fine dell’estate arrivò un maestro, chitarrista di un complesso che allora andava per la maggiore, tanto magro da essere chiamato Pippo Spaghetto… Tre mesi di lezioni e poi la resa: “non ho più nulla da insegnare” (non credo che fossi bravo io, ma certamente poco avvezzo lui a dare lezioni). Ma con quei tre mesi cominciai la mia avventura di chitarrista elettrico con gli strumenti della parrocchia e a luglio con la licenza di terza media arriva anche la promozione musicale:  l’ingresso in un complesso  di vecchi (40enni… per me erano  nonni) per far ballare per i w.e. gli ospiti di un lido balneare. Il nome scontato : Apollo 11 in onore della navicella appena atterrata sulla luna. Il cachet guadagnato notevole: 90.000 lire (rigorosamente incassate da mio padre che ovviamente mal gradiva che fossi io il gestore di quel capitale) e in prestito la prima improbabile chitarra elettrica indotazione: la mitica Eko X27 (nella foto).  A settembre un premio che fu una mazzata: l’arrivo a casa di un pianoforte! Mio padre pensò che le mie doti musicali non dovessero andare sprecate con una “chitarrella”  (l’ho odiato per anni ogni volta che pronunciava questo epiteto) e lo studio divenne serio. Vari insegnanti che proibivano distrazioni chitarristiche: nessuno teneva in buon conto quello che per me era un amore...e mi trovai come un carbonaro a suonare la chitarra di nascosto da tutti… fino a riemergere appena l’età mi consentì di imporre anche la mia volontà. A 16 anni, in cambio degli esami al conservatorio mio padre mi regalò una Les Paul Custom nera per scongiurare il pericolo che in piena ribellione mi rifiutassi di proseguire con il pianoforte. E qui cominciò l’emersione del mio amore per la chitarra che il pianoforte, nonostante il titolo, non è riuscito mai a surrogare. A 18 anni complessi importanti, serate accompagnando cantanti famosi e non, girovagare per l’Europa suonando ovunque e con chiunque… compresa l’esperienza di strada col piattino (a Malaga).

Devo dire che sono riuscito anche a guadagnare molti soldi (altri tempi….)
A 23 anni, la scelta… o università o chitarra… e con grande dolore abbandonai, vendendo l’amata Les Paul, più per togliere l’oggetto di distrazione che per bisogno. Abbandono dello strumento e full immersion in studio e poi lavoro (quello attuale).

E la musica? Esperienze varie dedicate più alle tastiere , era venuta nel frattempo l’epoca del midi di cui fui un antesignano salvo abbandonarlo appena trasformò i musicisti in inseritori di dischetti, e finalmente a 44 anni una nuova folgorazione: mi ricordai del mio vecchio amore e del conto in sospeso che avevo con la chitarra (che comunque avevo saltuariamente "frequentato" con la mia fedele "brasiliana" artigianale del '73). Attraversai la strada che separava il mio ufficio da Ricordi ed entrai per ricomprare una Les Paul Custom uguale uguale a quella che avevo venduto… Scelsi all’ultimo istante un’Archtop, una ES 175 e ricominciò l’avventura. Contemporaneamente incontrai per caso (forse il destino aveva voluto che caso non fosse) il pianista della mia gioventù e fondammo la base della band che oggi è l’hobby di attempati professionisti ultracinquantenni.  Inutile dire che poi la Les Paul me la sono ricomprata e la tengo in casa senza averla mai suonata, ma venerata come una reliquia. Il resto è recente, quella passione per molti, troppi anni sopita, è riesplosa veemente portandomi a cercare tutti gli strumenti che avevo incontrato da ragazzo, cercando di recuperare attraverso i legni quel pezzo di storia che mi era mancata ritrovandomi  con una splendida collezione di chitarre cui riservo ad ognuna un amore e un’attenzione che non posso compiutamente descrivere.

 E oggi? Oggi vivo il mio sogno in un'antitetica realtà.....

Così sembro

 

 

Così sono...

"a wink  and a smile" come la canzone del link più giù

 

 

Harry Connick Jr " A Wink and a Smile

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